Periferie geografiche e sociali:
le buone pratiche del governo cittadino nella rigenerazione urbana

 

Francesca Zajczyk (UniMI Bicocca)

 


Alcune parti del sistema urbano, a Milano come in altre città europee, appaiono contrassegnate da evidenti difficoltà per il sovrapporsi di alcuni o molteplici fattori e condizioni di debolezza. Molti dei territori fragili sono caratterizzati dalla vulnerabilità dei gruppi sociali che vi abitano, dalla bassa qualità e dal degrado delle tipologie abitative e degli spazi pubblici, da un’insufficiente dotazione di risorse e servizi, ma anche da scarsa accessibilità alle opportunities urbane.

Tuttavia, la condizione peculiare dei cosiddetti “quartieri in crisi” sembra essere connessa non solo al grado di acutezza dei problemi che l’affliggono, ma anche e soprattutto a una sorta di “effetto di risonanza”, ossia al rafforzarsi reciproco di problemi compresenti. Nonostante i quartieri di edilizia sociale abbiano assunto caratteri specifici anche in seguito all’adozione di scelte politiche e di modelli nazionali o locali, sempre più spesso si notano differenze significative al loro interno. In realtà, non possiamo più parlare di periferia ma di periferie. Vi sono periferie fisiche, in cui il dato rilevante è la lontananza  geografica dal centro della città, la carenza di servizi, le difficoltà di mobilità e di accesso alle risorse urbane. Vi sono periferie sociali, in cui l’aspetto più problematico è la vulnerabilità  e la fragilità degli abitanti. Vi sono anche aree critiche in cui  è centrale il conflitto, o più spesso i conflitti, all’interno della comunità locale. Inoltre, le periferie sono territori in continuo movimento: è importante tenere in considerazione il modificarsi delle situazioni nel tempo, ossia l’esistenza di traiettorie di cambiamento.

La parte centrale del contributo sarà dedicata alla descrizione di pratiche e strategie innovative promosse e sperimentate in quartieri di edilizia residenziale pubblica in Europa. In particolare, saranno evidenziate due dimensioni interpretative per l’analisi delle pratiche adottate nel campo della rigenerazione urbana. La prima si riferisce alle modalità che devono essere impiegate per sviluppare pratiche innovative, mentre la seconda evidenzia gli ambiti in cui le pratiche innovative si sono sviluppate. Con modalità si intende le pratiche attraverso cui le politiche di rigenerazione urbana vengono applicate sui territori fragili. In particolare il contributo si soffermerà sul tema della costruzione del partenariato e delle strategie che possono essere messe in atto per promuovere un maggior coinvolgimento degli abitanti nei processi di riqualificazione urbana.

Rispetto agli ambiti della riqualificazione urbana, analizzeremo i modi e gli strumenti grazie ai quali alcuni aspetti problematici specifici dei large housing estate hanno trovato soluzioni sostenibili. Le macroaree di problematicità evidenziate sono due: la prima è legata agli aspetti fisici dell’abitare, per la quale sono state pensate soluzioni specifiche rivolte agli spazi pubblici del quartiere e agli edifici; la seconda fa riferimento alla dimensione sociale dell’abitare, per la quale sono state implementate politiche per accrescere la coesione sociale e promuovere il mix sociale all’interno del quartiere o, ancora, iniziative per far fronte alla desertificazione dei servizi rivolti alla persona e dei servizi di prossimità. In particolare, si sottolinea come alcuni casi abbiano reinterpretato questi temi attraverso nuove prospettive di interconnessione degli ambiti.

Le pratiche di riqualificazione presentate mettono in evidenza gli effetti che un intervento, per esempio fisico, può esercitare su altre dimensioni dell’abitare come quella sociale ed economica e/o viceversa. Ancora una volta, si sottolinea l’importanza del fatto che gli interventi di rigenerazione urbana, oltre ad agire in diversi ambiti, creino relazioni strette tra gli stessi.