
I Progettisti. Spostare le persone dai nodi infrastrutturali ai luoghi d’interesse locale
Carlo Santacroce (Architetto urbanista, Tecnicoop - Bologna)
L’Alta Velocità, la nuova stazione ferroviaria e i collegamenti con il territorio.
Il caso di Bologna venerdì pomeriggio negli interventi di Andrea Maffei dello studio Arata Isozaki Associati e di Carlo Santacroce che si sta occupando degli strumenti urbanistici del grande progetto. Qui di seguito alcune riflessioni di quest’ultimo prima dell’evento.
Le infrastrutture servono archi temporali molto lunghi, come si fa a coprire i bisogni futuri con una società così veloce nelle sue evoluzioni?
“Il problema principale, in Italia, è soprattutto dato dai lunghi tempi di decisione, progettazione e realizzazione degli interventi. Si rischia così di realizzare progetti che, nei casi migliori seguono in ritardo le esigenze e le evoluzioni del territorio, mentre nei casi peggiori le interpretano in modo non corretto e incoerente. Una rapida ed efficace definizione e realizzazione delle infrastrutture dovrebbe invece accompagnare e supportare lo sviluppo del territorio, costituendone l'ossatura”.
Nel nostro paese i nuovi progetti di infrastrutturazione urbana devono non di rado fare i conti con un tessuto preesistente di pregio storico e artistico. Quali gli ostacoli? Quali le opportunità?
“Basta osservare con un po' di attenzione gli esempi europei per rendersi conto come tutti i
moderni sistemi di trasporto (sia di tipo metropolitano che di tipo tranviario) possono essere resi compatibili, attraverso un attento ma realizzabile impegno progettuale, con i tessuti urbani anche di maggiore pregio.
Il caso della progettazione della metrotranvia bolognese, illustrata a Constructa 2008 dai colleghi di Geodata, è un buon esempio di come ciò sia possibile. Gli innumerevoli esempi di città europee in cui si è realizzata una completa integrazione tra moderne linee tranviarie e tessuti urbani storici di pregio, favorendo in tale occasione processi di riqualificazione urbana, evidenziano come le resistenze che si registrano in alcune città italiane derivino sostanzialmente da resistenze ideologiche del tutto immotivate (spesso supportate anche da interessi economici che preferiscono soluzioni più costose, e quindi più remunerative in termini attuazione, o dalla volontà di non operare una diversa ripartizione modale che implichi la riduzione della mobilità individuale)”.
Per completare i grandi nodi infrastrutturali con una rete di trasporti a livello locale che segua i flussi degli interessi delle persone, quali i principi guida da adottare nella progettazione?
“Un'adeguata rete locale di trasporto è fondamentale per assicurare l'efficienza e la sostenibilità dei grandi nodi infrastrutturali, in particolare modo quando questi si localizzano in tessuti urbani consolidati densamente popolati - come ad esempio a Bologna.
In questo caso, infatti, il sistema secondario è chiamato certamente da un lato a valorizzare, rendendola massimamente accessibile, la centralità rappresentata dalla Stazione Centrale, ma dall'altro, a favorire una modalità di accesso che, ottimizzando la mobilità collettiva, minimizzi la necessità di utilizzo del mezzo individuale, limitando così congestione e inquinamento.
I trasporti locali, che devono risultare il più possibile progettualmente integrati nel nodo infrastrutturale, sono chiamati a rispondere ovviamente sia alle esigenze tradizionalmente urbane di fornire un'adeguata rete di trasporto ai residenti e ai lavoratori insediati nella città, sia alle esigenze specifiche dei cosiddetti ‘city users’, rappresentati nel caso bolognese principalmente dai fruitori dell'aeroporto e della fiera”.


