
Torino e i suoi sei milioni di metri quadrati di città da recuperare
Ilda Curti (Ass. alla rigenerazione urbana e qualità della vita, Comune di TO)

“Sul tema del recupero urbano e della rigenerazione urbana, la città ha iniziato a intervenire negli anni Novanta con un lungo elenco di politiche, strumenti e processi attuati. Tutte le azioni, seppur diversificate nelle modalità, hanno risposto alla logica dell’approccio integrato, intervenendo sia sulla riqualificazione fisica e strutturale (spazio pubblico, rifunzionalizzazione spazi collettivi, interventi di recupero edilizio, ecc.) sia sugli aspetti immateriali. Tra questi ricordiamo quelli legati allo sviluppo economico del tessuto produttivo e all’investimento sulle reti sociali dei territori interessati”.
E per gli interventi realizzati, risorse da fonti multiple
“Le emiperiferie urbane (Porta Palazzo, San Salvario) e i quartieri di edilizia residenziale pubblica (Urban 2, i PRU, i Contratti Di Quartiere, le azioni di sviluppo locale) sono queste le realtà toccate dai processi di recupero, riqualificazione urbana e ricucitura del tessuto sociale. Dal ‘97 la città ha adoperato un numero consistente di risorse regionali, ministeriali, europee per intervenire sulla straordinarietà della rigenerazione urbana come fattore di ricomposizione della coesione sociale anche per i territori non interessati dalla grande trasformazione urbanistica”.
A constructa due casi da conoscere e indagare
“Sono interventi diversi tra loro: uno relativo alla rigenerazione di una emiperiferia urbana caratterizzata dal patrimonio di edilizia abitativa privata (Porta Palazzo) e un altro focalizzato sulla riqualificazione di un quartiere di Edilizia Residenziale Pubblica (via Arquata e via Parenzo). L’accostamento mette in evidenza le differenti modalità operative della Pubblica Amministrazione e gli strumenti utilizzati”.
La sostenibilità sociale della trasformazione
Sviluppo economico e memoria dei luoghi contro il rischio di gentrification
“La città è un organismo complesso, già abitato e i progetti di territorio devono tenerne conto. Sulle case è indispensabile, quindi, lavorare a politiche di seconda generazione, pensando a garantire un bisogno fondamentale – la qualità dell’abitare – mentre si produce qualità urbana complessiva, fatta di servizi, di mixité, di connessioni. Si tratta di trasformare con la città e non trasformare sulla città. Avendo chiaro per chi si agisce, con chi si negoziano le regole per un uso inclusivo dello spazio pubblico e delle opportunità che si vengono a generare. Tenendo presente che qualsiasi processo di rigenerazione e riqualificazione urbana contiene il rischio dell'espulsione, della gentrification delle fasce più fragili di popolazione. E’ importante, quindi, assumere il tema della sostenibilità sociale della trasformazione urbana. Bisogna governare con l’obiettivo di mantenere nei territori chi li abita, fornendo loro gli strumenti di crescita della propria qualità di vita, mantenendo il tessuto di prossimità, lavorando sulla valorizzazione delle identità, della memoria, della storia dei luoghi. Operando per sedimentare e rendere perenni i cambiamenti”.


